Questo blog non l’ho aperto io. Mi è stato consegnato chiavi in mano da una persona che, evidentemente, ha interesse per quello che scrivo, e già per questo penso di non poterla ringraziare abbastanza.
Non è che non ci avessi pensato, in questi giorni, ad aprire un blogghettino tra amici per buttarci dentro quello che mi pioverà addosso nel mese e mezzo che ho davanti. Solo che, di solito, le iniziative partorite dai miei neuroni fanno giusto in tempo a zompettarmi ebeti tra le pareti della calotta cranica, per poi finire spompate in un angoletto ad interrogarsi sul perchè non abbiano visto la luce. Perlopiù stanno lì a grattarsi, penso.
Ora che qualcuno ha fatto lo sforzo di cavarmene fuori una al posto mio, bè, non mi va proprio di deluderla.
Così penso proprio che questo blog mi farà da valvola di sfogo durante le sei settimane della mia avventura californiana. A quanto pare alloggerò in un seminterrato tra Koreatown e Westlake, non lontano dal seminterrato di Bunker Hill dove John Fante ha scritto Chiedi alla Polvere (Sì, vabbè, l’accostamento è decisamente sborone, ma il sottotitolo del blog mi piace un casino e in qualche modo dovevo spiegarvelo, no?). Giusto per puntualizzare, il nome Koreatown penso si spieghi da solo, mentre Westlake è il quartiere che ospita il commissariato di polizia al quale si sono ispirati per girare The Shield. Presente The Shield? Ecco. Vi ho voluto bene.
Comunque, oltre che a schivare coltellate, perlopiù passerò il mio tempo a bussare a porte. Di conseguenza, qua dentro penso che vi racconterò l’impatto di quelle che mi saranno sbattute in faccia e di quello che vedrò oltre quelle che mi saranno aperte. Poi forse ci aggiungerò qualche aneddoto sull’american lifestyle. Magari un paio di dichiarazioni d’amore per qualche porcheria junk food che farà la gioia del mio palato e la disperazione del mio intestino. Poi, non so, qualche foto, qualche canzone, qualche bollettino medico (lo so, signor Gigio Topo, la gente normale dalla suina fugge, io le vado incontro in tackle scivolato).
Anche sulla frequenza e sui toni dei post non vi dò molte garanzie. Dipenderanno entrambi dagli impegni, dagli eventi, dal wi-fi, dall’umore, dal tempo, dall’entropia universale, dalla suddetta impenetrabilità della mia calotta cranica. Penso quindi che non ci sia bisogno di spiegare perchè “Ondivago” faccia parte del titolo del blog. Comunque, se avrete voglia di leggere, penso che avrò voglia di scrivere.
Così, anche un po’ per prova tecnica, inauguro il blog con Mandaci una cartolina di Carmen Consoli, che ha imperversato nelle mie orecchie in queste giornate pre-partenza. D’altra parte, seppur di altro tipo, anche lì si parla di viaggi e cartoline. Vedrò di farvi avere presto mie notizie.
[...] Vivere e (possibilmente non) morire a Los Angeles [...]